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Edilizia residenziale pubblica, cruciale il ruolo della mediazione per prevenire criticità ed affrontare il disagio

Quasi un terzo della popolazione residente in Italia è a rischio povertà o di esclusione sociale (Istat). A questa situazione già molto critica si aggiungono poi il milione e 619mila nuclei familiari che versano in condizioni di povertà assoluta. Le famiglie con 5 o più componenti sono le più esposte e rappresentano il 43,7% del totale delle famiglie povere, mentre cresce il numero di famiglie con 1 o 2 componenti in condizioni di fragilità. Nel corso dell’ultimo anno si è poi registrato un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o di esclusione sociale. Quest’ultimo andamento è stato rilevato dalla ricerca che Federcasa ha commissionato a Nomisma, dal titolo “La Mediazione Sociale nell’attività di Gestione del patrimonio ERP”, presentata ieri a Roma, nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi, tra i relatori Luca Talluri (Presidente Federcasa); Luca Dondi dall'Orologio (Amministratore Delegato Nomisma); Roberto Vaccani (consulente e docente senior SDA Bocconi); Maria Margherita Migliaccio (Direttore generale per la condizione abitativa MIT); Alessandra Busato (Federcasa) . Secondo l’indagine, in Italia le risorse dedicate alle politiche sociali riescono a ridurre il numero di famiglie a rischio povertà di circa il 21%, a fronte di una media europea che si attesta sul 33%. Anche sul fronte delle politiche abitative le risposte al disagio economico da locazione delle famiglie italiane (difficoltà a sostenere i canoni d’affitto sul libero mercato) sono parziali rispetto ai numeri. Secondo le stime Nomisma, contenute nella ricerca, sono 1,708 milioni le famiglie che vivono in una situazione di disagio economico da locazione (il 41,8% dei 4,086 milioni di famiglie in locazione sul libero mercato) e il patrimonio ERP gestito ammonta a poco più di 850.000 abitazioni, con tassi di turn over molto bassi. Per questo motivo Federcasa, la federazione che associa 79 enti che, in tutta Italia, da quasi un secolo costruiscono e gestiscono abitazioni sociali, sta portando avanti iniziative volte a rispondere alla crescente richiesta di residenze a basso costo, anche attraverso un processo di efficienza gestionale. La ricerca commissionata a Nomisma si inserisce proprio in questo filone e vuole focalizzare l’attenzione sul ruolo di mediazione sociale svolta dalle Aziende Casa, partendo da ciò che le Aziende già offrono, ed il potenziale interno che può essere opportunamente veicolato al fine di ampliare e diffondere il servizio anche al di fuori del sistema ERP. “Il lavoro che abbiamo avviato con Nomisma è frutto di un percorso che Federcasa ha intrapreso nell’ultimo anno, che consiste nel voler focalizzare l’attenzione su tutte quelle attività sociali che le aziende casa svolgono quotidianamente, all’interno delle case popolari. – commenta Luca Talluri Presidente di Federcasa- Queste attività stanno assumendo un ruolo sempre più strategico, ed è quindi necessario far comprendere, ai livelli decisori, che questo tema diventerà sempre più importante quando dovremo mettere mano ad una riforma dell’edilizia sociale. Occorre quindi rimettere al centro le persone, i nuclei familiari, perché da lì passano tanti temi come la morosità dei canoni, l’abusivismo, ecc, che non sono affatto secondari. Dobbiamo essere consapevoli che, in Italia, l’edilizia residenziale pubblica rappresenta il nodo centrale dell’edilizia sociale, ed è quindi lì che bisogna intervenire. Non è più possibile perdere tempo in percorsi che risultano inefficaci o astratti. Da qui parte la presa di consapevolezza che la toria infrastrutturale dell’edilizia sociale italiana ha necessità prioritaria di essere affiancata da nuove forme di gestione della persona e dei nuclei familiari. La sfida è la coesione sociale, la convivenza e la lotta alle marginalità, partendo proprio dalle attenzioni per i cosiddetti esclusi. È da qui che passano sia la convivenza civile tra gli inquilini, sia il rispetto delle regole per una buona gestione del condominio”. Ma quanto e come le Aziende Casa ricoprono il ruolo di Mediatore Sociale? L’indagine, condotta su un campione di 56 Aziende Casa (che gestiscono un patrimonio di 688mila unità immobiliari), ha evidenziato come la funzione di mediazione sociale non sia diffusa in modo omogeneo nel territorio nazionale. Le Aziende che dichiarano di svolgere mediazione sociale superano la soglia del 50% del panel del campione, dimostrando una presa d’atto e di consapevolezza della necessità di cambio di prospettiva. Da un’analisi della distribuzione dei servizi offerti emerge la diffusione di quelli che connotano maggiormente l’attività di mediazione sociale, come ad esempio lo sportello utenza (offerto dal 51% delle Aziende Casa che svolgono attività di mediazione sociale) e la presenza di operatori in loco presso i condomini/abitazioni (offerto dal 37%). Là dove attivo, il servizio di mediazione sociale, sembra essere perlopiù a chiamata (il 59% degli intervistati lo attiva su richiesta dell’utente). La maggior parte delle Aziende casa svolge il servizio tramite personale dipendente (67%), ma la formazione degli operatori è prevista ad oggi soltanto nel 38% dei casi. Delle 29 Aziende casa che hanno dichiarato di svolgere attività di mediazione sociale soltanto 13 svolgono servizi di mediazione sociale in modo strutturato: la presenza di un coordinatore dell’attività; formazione specifica degli operatori; applicazione di strumenti di monitoraggio del servizio; collaborazione con rete di soggetti locali. Il sistema aziende Casa  con Federcasa ha avviato un profondo e sistemico ripensamento delle politiche della casa che si concretizzerà con una riorganizzazione aziendale per l’inserimento strutturale delle attività sociali.   L’obiettivo di Federcasa è quello di salvaguardare il patrimonio esistente, migliorandone la qualità sia dal punto di vista infrastrutturale che sociale, ponendo al centro la cura della relazione con gli inquilini. Le Aziende casa hanno al loro interno tutte le risorse per poter attivare questo servizio, occorre programmare un’attività di formazione e accompagnamento certi che in questo modo si riducono le condizioni di marginalità e di disagio sociale ma si consegue anche un obiettivo di efficienza nella gestione immobiliare (prevenire la morosità; contenere i costi di gestione; mantenere un buon stato conservativo dell’edificio; ridurre lo stock sfitto/inutilizzato).
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