Gestione sociale del patrimonio Erp: appuntamento a Trieste

Il prossimo 25 settembre nella suggestiva Trieste la “piccola Vienne sul mare”, i risultati dell’attività di ricerca e formazione relativi alla gestione sociale del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, frutto della collaborazione tra Federcasa, il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale – Università degli Studi di Milano Bicocca, Ater Trieste e le altre Aziende formate, daranno vita ad una giornata di studi che approfondirà il lavoro svolto.

L’attività di formazione ha avuto come obiettivo la definizione di figure professionali che potranno operare all’interno di strutture con compiti di gestione sociale dell’abitare con la realizzazione di percorsi formativi ed il coordinamento scientifico relativo alla sperimentazione su alcune aree specifiche e alla costruzione di un modello da applicare su ampia scala.
Il progetto di ricerca, invece, ha studiato la qualità della vita in un quartiere milanese di edilizia popolare, attraverso la realizzazione di azioni basate su sviluppo e conoscenze significative nel settore proprio della qualità della vita.

La responsabilità scientifica per l’attività di formazione, è stata della prof.ssa Lavinia Bifulco – Professore ordinario di sociologia e ricerca sociale; relativamente alle attività di ricerca. la responsabilità scientifica è stata del prof. Giampaolo Nuvolati – Professore ordinario di sociologia urbana e Direttore del Dipartimento. Le sessioni di lavoro saranno aperte dal Presidente di Federcasa Luca Talluri insieme al Presidente di Ater Trieste Riccardo Novacco e moderate dal Direttore Generale di Federcasa Antonio Cavaleri.

La sede congressuale:

Il Porto Vecchio di Trieste, sede congressuale della giornata di studi, è stato concepito come punto di massima eccellenza tecnologica nel panorama portuale dell’epoca. La centrale Idrodinamica entrò in funzione nel 1891 e fu dismessa nel 1988, quando vennero adottate tecnologie più moderne per la fornitura di forza motrice alle attrezzature portuali. Il sistema mirava a concentrare in un solo impianto tutti i motori a vapore in grado di movimentare diversi congegni come gru, montacarichi e ascensori che operavano grazie alla trasmissione dell’energia cinetica per mezzo dell’acqua alla pressione di 54 atmosfere. La sala caldaie conserva solo tre dei dieci apparecchi originari a vapore tipo Cornovaglia, che potevano contenere 24 metri cubi di acqua, riscaldata e poi fatta evaporare, mentre la sala macchine motopompe presenta i cinque dispositivi che servivano a pressurizzare l’acqua destinata a fare da mezzo di trasmissione dell’energia meccanica alle gru e ai montacarichi del porto. La rete di distribuzione era composta da due condutture, di mandata e di ritorno, per una lunghezza di circa 6 chilometri ciascuna. Con Decreto del Soprintendente Regionale per i Beni e le Attività culturali del Friuli Venezia nel 2001 l’immobile è stato dichiarato “di interesse particolarmente importante” e sottoposto a tutela; l’edificio della centrale idrodinamica rappresenta oggi un pregevolissimo esempio di restauro conservativo.)