Case popolari, un approccio sempre più sociale per prevenire contrasti e marginalità

Il mondo delle case popolari guarda al futuro, nella direzione di una gestione sociale dell’edilizia residenziale pubblica e di una crescita costante della qualità dell’abitare. È a questi princìpi che si è ispirata la giornata di studi svoltasi oggi a Trieste, all’interno della Centrale Idrodinamica, alla presenza del presidente di Federcasa, Luca Talluri, del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, dell’Assessore regionale alle infrastrutture, Graziano Pizzimenti e del Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. L’appuntamento è stato l’occasione per presentare i risultati dell’attività di ricerca e formazione relativi alla gestione sociale del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, frutto della collaborazione tra Federcasa, il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale – Università degli Studi di Milano Bicocca, Ater Trieste e le altre Aziende formate. Un percorso che nasce dall’osservazione di una realtà sociale complessa e in continuo mutamento, aggravata nei mesi scorsi dalla pandemia da Covid-19, che ha determinato un pesante impatto sul reddito e sulle condizioni di vita delle famiglie italiane, tanto che una su quattro ha avuto difficoltà a pagare l’affitto, ed oltre il 40% prevede di non riuscire a pagarlo nei prossimi 12 mesi. Se a questi dati aggiungiamo il fatto che ci sono oltre 1,4 milioni di famiglie che versano in condizioni di disagio abitativo, è facile intuire quanto la gestione sociale dell’abitare rivesta un ruolo fondamentale per prevenire conflitti ed altre criticità. Per questo motivo Federcasa ha dato il via alla formazione di figure professionali specifiche, che potranno operare all’interno di strutture con compiti di gestione sociale dell’abitare e alla costruzione di un modello da applicare su ampia scala.
La sfide da vincere, infatti, sono quelle della coesione sociale, della convivenza e della lotta alle marginalità, partendo proprio dalle attenzioni per i cosiddetti esclusi. È da qui che passano sia la convivenza civile tra gli inquilini, sia il rispetto delle regole per una buona gestione del condominio.
In questo ambito la mediazione sociale diventa uno strumento per migliorare l’efficienza gestionale: attraverso l’attività di mediazione si perseguono obiettivi di contrasto al degrado fisico del condominio, di prevenzione della morosità e di riduzione del patrimonio sfitto, oltre a monitorare e gestire le situazioni di marginalità e disagio.
Le Aziende casa hanno al loro interno tutte le risorse per poter attivare questo servizio, occorre programmare un’attività di formazione e accompagnamento, che Federcasa sta portando avanti insieme ad altri partner per far sì che la figura del mediatore sociale diventi sempre più presente all’interno dei territori.
“Trieste è una realtà che da anni esprime un’esperienza importante e consolidata, nella gestione sociale del patrimonio di edilizia residenziale pubblica – spiega il presidente di Federcasa, Luca Talluri. – Anche per questo l’abbiamo scelta per presentare quello che a tutti gli effetti diventerà un modello standardizzato di gestione sociale, che le aziende dovranno garantire insieme alle varie istituzioni territoriali: asl, forze dell’ordine, associazioni di volontariato e altre”.
“Grazie a Federcasa per aver accettato l’invito ad organizzare l’evento a Trieste, in una città che rappresenta un esempio positivo sul fronte dell’impegno sociale – ha spiegato il presidente di Ater Trieste, Riccardo Novacco – e mi riferisco alle Microaree, che stanno garantendo risposte immediate e concrete a tane persone, in un momento non facile. Il tema al centro della giornata di studi è particolarmente attuale, in un periodo di radicale cambiamento, dovuto in parte alla pandemia, che ha creato una forte crisi economica. Per questo oggi più che mai diventa indispensabile realizzare un gioco di squadra tra tutte le istituzioni, per intercettare le esigenze dell’utenza e sostenere i bisogni nel modo migliore”.