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Progetto speciale periferie
Comune di Torino
di Antonio Cappuccitti
Il presente modulo di formazione è strutturato in
base ad una serie di materiali che costituiscono passi del programma di
studio ai quali accedere in successione:
Parte introduttiva, esposizione generale dei contenuti
dell’esperienza e dell’organizzazione delle strutture operative
istituzionali ad essa connessa.
Link sito istituzionale del Comune di Torino www.comune.torino.it/periferie/,
che consente di accedere a materiali informativi in base ad un percorso
che si consiglia di strutturare nei passi seguenti:
- Cos’è il progetto
- Programmi di recupero urbano
- Contratti di quartiere
- Azioni di Sviluppo locale partecipato
- Iniziative in collaborazione con altre Divisioni
- Iniziative in collaborazione ad Enti esterni
Contenuti generali dell’esperienza innovativa
L’esperienza innovativa consiste in Progetti di
trasformazione e riqualificazione urbana - e relativi itinerari gestionali
- caratterizzati da rilevanti elementi di innovazione nei seguenti ambiti:
1. Qualità progettuale delle elaborazioni di intervento, sotto
il duplice profilo della qualità urbanistica e sociale;
2. Adozione di strumenti e procedure di carattere concertativo,
con i quali è stato posto in atto un confronto continuo ed interattivo
tra Amministrazioni comunali, Enti ed Istituti e sistema degli operatori
privati teso a conseguire piena congruenza tra reali caratteri/entità
della effettiva domanda di intervento attivabile e contenuti della
proposta di trasformazione urbana;
3. Ottimizzazione dell’impegno di risorse finanziarie
pubbliche per gli interventi, sulla base di strategie di attivazione
dell’interesse di operatori privati negli assetti urbani prefigurati che
hanno consentito una razionale e vantaggiosa collocazione degli interventi
privati nell’economia concettuale complessiva dei Progetti;
4. Strategie di coordinamento per gli interventi da parte degli
Attori decisionali pubblici, che hanno teso alla ricerca di una
razionalizzazione interna delle strutture per maggiori livelli di
efficienza operativa e ad un’azione coordinata degli Organi
amministrativi e tecnici;
5. Formazione, da parte di Amministrazioni promotrici dei
Programmi di intervento, di strutture operative, di coordinamento e
gestione basate su modelli organizzativi di carattere innovativo, ed
espressamente mirate all’elaborazione ed attuazione dei Programmi;
6. Qualità sociale delle proposte progettuali, basata
sull’adozione di tecniche avanzate di attivazione, guida e ascolto della
partecipazione degli utenti finali delle realizzazioni che hanno
consentito una ottimale coerenza tra domanda di intervento espressa da
tutti gli attori e operatori interessati dalle riqualificazioni previste e
scelte progettuali di assetto;
7. Adozione di strumenti qualificati ed innovativi per la
comunicazione di progetto per il supporto alla partecipazione e
condivisione delle scelte.
I principali elementi di qualità di carattere urbanistico delle
proposte di riqualificazione sono dati dalla contestualizzazione urbana
degli interventi edilizi previsti e dalla caratterizzazione progettuale
del sistema degli spazi pubblici e di transizione pubblico – privato.
Nell’ottica di un incremento di qualità urbana non limitato agli ambiti
propri di trasformazione, ma estesa a più ampi settori della città, sono
stati elaborati scenari di assetto nei quali gli interventi edilizi
pubblici e privati sono strutturati in base ad un disegno congruente ed
unitario degli spazi collettivi, che consente la configurazione
d’insieme delle proposte di intervento come sistema connettivo e
strutturante di settori urbani attualmente carenti sotto il profilo della
riconoscibilità della struttura d’impianto urbanistico.
Per quanto riguarda la qualità sociale dell’elaborazione delle
scelte, anch’essa elemento caratterizzante comune alle esperienze
analizzate, i soggetti promotori degli interventi si sono avvalsi di
tecniche di attivazione della partecipazione dal basso basate sul portato
degli esiti di positive esperienze europee, nelle quali le esigenze di
base espresse dagli utenti hanno guidato in modo continuo e diretto le
scelte attinenti ai requisiti prestazionali adottati, agli assetti
funzionali previsti e al disegno degli spazi.
Il contesto istituzionale e urbanistico
Contesto urbano. Città di Torino (Aree di
intervento di Falchera, Via Ivrea, Corso Taranto, Zona E8, Via Artom,
Mirafiori Nord, Via Arquata, San Salvario, Via Lucerna di Rora, Basso San
Donato, Lucento, Corso Grosseto).
Gli strumenti urbanistici adottati per l’elaborazione progettuale e
l’attuazione degli interventi sono stati i Programmi di recupero urbano
legge 493/1993 (per le tre aree di Via Artom, Via Ivrea e Corso Grosseto),
i Contratti di quartiere (per l’area di Via Arquata), i Progetti urbani
basati sulla procedura delle “azioni di sviluppo locale partecipato”,
elaborata dal Comune di Torino in coordinamento con l’Amministrazione
regionale del Piemonte (per le rimanenti nove aree).
I contesti urbani degli interventi sono costituiti da tessuti
caratterizzati da condizioni generali di marginalità sotto il duplice
profilo della qualità morfologico-funzionale e sociale.
La maggior parte delle aree in esame è caratterizzata da collocazione
urbana semi-centrale, ma da nodi problematici ed elementi di degrado
caratteristici della periferia nella comune accezione del termine; altre
aree, periferiche dal punto di vista delle problematiche emergenti quanto
per la collocazione nell’ambito della struttura urbanistica, presentano
un quadro di vocazioni e domanda di intervento che hanno comportato
strategie più complesse di ricontestualizzazione urbana.
Il contesto istituzionale, organizzativo e gestionale
dell’esperienza si è caratterizzato per la sperimentazione di un quadro
innovativo di politiche intersettoriali, nell’ambito del quale
l’organizzazione decisionale ed operativa dell’Amministrazione
comunale si è dotata di una nuova struttura trasversale di competenze e
funzionari afferenti da differenti divisioni.
Questa struttura, il “Progetto speciale periferie”, è stata
dotata di propria autonomia operativa e collocata, nel quadro
dell’organigramma delle Divisioni dell’Amministrazione, nella
vicedirezione Affari istituzionali.
Il quadro delle Strutture attivate dall’Amministrazione comunale per
il Progetto speciale periferie consta delle seguenti Divisioni e Servizi:
Divisione servizi culturali, Divisione ambiente e mobilità, Divisione
economia e sviluppo, Servizio centrale acquisti e appalti, Divisione
servizi educativi, Divisioni servizi socio assistenziali, Progetto
speciale comunicazione.
Il quadro dei partner attivato per il coordinamento del sistema dei
Decisori e per l’azione di concertazione delle scelte è composto dai
seguenti Attori principali: Ministero della Solidarietà Sociale, Regione
Piemonte, Unione Europea, Agenzia territoriale per la casa, Organizzazioni
sindacali, Collegio Costruttori ed Ente Scuola CIPET, Associazioni e
Cooperative Terzo settore, Equipe accompagnamento sociale dei Programmi di
recupero urbano, Turismo Torino, Compagnie teatrali, Gruppi amatoriali,
Scuole, Associazioni, Big Torino 2000.
Come azioni di sostegno ed attivazione dei Progetti di
riqualificazione sono state elaborate le seguenti iniziative.
Concorso Centopiazze. Promozione di carattere concorsuale di
interventi di riqualificazione fisica e di rivitalizzazione sociale e
culturale di alcune piazze periferiche;
Agopolis. Progetto di promozione della partnership a livello locale
tra Pubblica Amministrazione e Terzo settore in azioni di coprogetto e
cogestione di interventi sociali, culturali ed educativi;
Clausole di inserimento sociale. Progetto finalizzato
all’inserimento occupazionale di persone svantaggiate o appartenenti
alle fasce deboli del mercato del lavoro;
Progetto Giovani e Periferie. Iniziative per il coinvolgimento della
partecipazione giovanile nella riqualificazione delle periferie;
Laboratorio delle bambine e dei bambini. Interventi per i minori legge
285/97. Iniziativa di ascolto per una riqualificazione urbana partecipata
nel rispetto dei bisogni e delle necessità dei più piccoli.
Periferie in scena. Iniziative di carattere culturale tese alla
risignificazione di luoghi marginali per mezzo di eventi teatrali di
richiamo;
Progetto Murarte. Iniziativa tesa ad offrire la possibilità a giovani
artisti di creare murales su alcuni muri degradati della città destinati
a interventi di estetica urbana;
Progetto Luci d’artista. Progetto che prevede l’installazione di
illuminazioni suggestive da parte di artisti italiani e stranieri in spazi
centrali e periferici della città.
Principali elementi di innovazione
I principali elementi di innovazione
dell’esperienza consistono nell’adozione di:
1. Nuove strutture operative espressamente dedicate
all’elaborazione, all’attuazione ed alla gestione degli interventi di
riqualificazione urbana, che hanno costituito l’esito, come esposto nei
punti precedenti, di una riorganizzazione trasversale delle strutture
decisionali ed operative dell’Amministrazione comunale congruente con le
specifiche esigenze della concertazione delle scelte, che caratterizza gli
strumenti urbanistici innovativi adottati;
2. Innovative procedure di coordinamento tra strutture
amministrative. L’intervento del Progetto speciale periferie nei
quartieri è stato concordato con le Circoscrizioni e attivato in
conformità a un protocollo di collaborazione a partire o da programmi di
riqualificazione, come i Programmi di recupero urbano, o da una effettiva
domanda di intervento espressa dalla cittadinanza nell’ambito del
recupero degli spazi pubblici o della ridestinazione degli spazi liberi;
3. Strumenti normativi di carattere innovativo concernenti le
azioni di “accompagnamento sociale” connesse ai diversi Progetti di
riqualificazione. Per mezzo di apposite disposizioni regionali, pienamente
recepite dall’Amministrazione comunale di Torino, è stata prevista una
procedura di ascolto ed attivazione dei differenti attori delle
trasformazioni tesa a garantire un’ampia partecipazione alla formazione
delle scelte da parte di operatori, associazioni, cittadini;
4. Procedure di concertazione tra Sistema dei Decisori
pubblici, Associazioni e rappresentanze, Operatori privati.
L’attivazione della partecipazione “dal basso” si è esplicata, tra
l’altro, nella creazione di tavoli di lavoro, denominati Laboratori, in
cui differenti gruppi di lavoro si sono impegnati direttamente nella
progettazione partecipata;
5. Iniziative collaterali di sostegno ai Progetti di
riqualificazione le quali, sulla base dell’attivazione di associazioni e
attori sociali, hanno teso a dotare i Progetti di riqualificazione di
adeguati livelli di condivisione delle scelte, identificazione sociale ed
urbanistica, qualità sotto i differenti profili sociale, culturale,
morfologica, ambientale;
6. Forme e strumenti qualificati per la comunicazione di
progetto.
I riferimenti normativi di base sono stati: il corpus legislativo
nazionale concernente gli strumenti urbanistici innovativi
dell’Urbanistica concertata, con particolare riferimento alle leggi sui
Programmi di recupero urbano (legge 493/1993), il Bando di gara del
Ministero dei Lavori pubblici per la realizzazione di interventi
sperimentali di edilizia sovvenzionata inseriti nell’ambito dei
Programmi di recupero urbano denominati Contratti di quartiere e la
legislazione su questi strumenti urbanistici innovativi, le disposizioni
della Regione Piemonte concernenti i Piani di accompagnamento sociale a
corredo dei Programmi di recupero.
Il PSP: la formazione e le motivazioni di base
Il Progetto Speciale Periferie di Torino è una
proposta di sviluppo verso la città nel suo complesso. Il presupposto di
partenza è che ogni quartiere sia dotato di proprie specificità ed
identità, opportunità, risorse umane, economiche, culturali da
valorizzare in quanto costituiscono una ricchezza per tutta la città.
Dalle delibere istitutive e dai primi documenti programmatici è possibile
desumere la filosofia del Progetto.
Le periferie di Torino e la loro trasformazione assumono un ruolo
strategico perché:
- sono in gran parte i luoghi in cui si concentrano le risorse umane
sotto utilizzate;
presentano problemi di disgregazione e marginalità sociale: riuscire
a creare coesione sociale è un fattore essenziale in una prospettiva di
rilancio economico del sistema urbano complessivo;
- comprendono zone più facilmente trasformabili dal punto di vista
fisico: la presenza di aree ancora vuote o sotto utilizzate, la maggiore
quantità di aree destinate a servizi, la presenza di immobili demolibili
o trasformabili rendono tali luoghi maggiormente flessibili rispetto alla
rigidità e compattezza delle parti centrali;
- presentano, se non ci si riferisce solo alle periferie pubbliche,
potenzialità economiche e produttive, che è necessario cogliere e
ampliare;
- presentano opportunità dal punto di vista storico, culturale e
soprattutto ambientale (maggiore disponibilità di aree verdi e minor
inquadramento atmosferico) finora trascurate e scarsamente valorizzate.
Gli obiettivi
L'azione del PSP, affinché non sia episodica e
frammentaria, presuppone e si propone necessariamente come politica
complessiva per la città.
In un documento programmatico viene sottolineato come la linea di
lavoro del PSP per la riqualificazione delle periferie si inserisca
"in un'ipotesi di costruzione di una città policentrica,
composta da molte città minori, ciascuna dotata di proprie
specificità ed identità, risorse umane, economiche e culturali, diverse
fra loro ma complementari, collegate in una rete di scambi tendenzialmente
non gerarchici. Sono le sinergie che nascono dall'insieme di tali scambi a
costituire la ricchezza complessiva del sistema urbano".
Questo sistema urbano non è identificabile entro i confini
amministrativi torinesi, infatti il tentativo è quello di collegare
Torino ai Comuni dell'area metropolitana con un legame più intenso.
Occorre quindi promuovere lo sviluppo locale integrato valorizzando le
risorse locali, ma delineando strategie economiche e territoriali di scala
sovracomunale: collocare le risorse locali in quadro territoriale ampio
significa incentivare gli investimenti più consistenti ad indirizzarsi
verso questi luoghi.
La struttura organizzativa
La scelta di costituire una struttura organizzativa a
sé stante, quale quella del PSP azioni di sviluppo locale partecipato, si
giustifica per due elementi innovativi: la natura interdisciplinare
dell'iniziativa, non riconducibile alle attuali competenze delle Divisioni
e dei Servizi centrali esistenti; la necessità di una fase di
elaborazione e sperimentazione di una riqualificazione di tipo integrato.
Il PSP non sostituisce le varie competenze, ma cerca di farle
comunicare e collaborare meglio. Il tentativo è quello di praticare
l'approccio della progettazione integrata nella consapevolezza che ogni
modifica strutturale (sulle abitazioni, gli spazi comuni, la viabilità)
cambia i comportamenti delle persone e le possibilità di accesso alle
varie opportunità, così come la dislocazione dei servizi, le pratiche di
accompagnamento per le persone in difficoltà, le politiche culturali,
l'esistenza o la creazione di reti solidali modificano l'utilizzo del
territorio da parte dei vari soggetti e richiedono, a volte, diverse
organizzazioni degli spazi. Per questo il PSP si avvale, sia nella
struttura centrale che nelle esperienze dislocate sul territorio, di
operatori designati dalle varie Divisioni comunali, dall'Urbanistica
all'Assistenza, per leggere, da ogni punto di vista, le prospettive di
riqualificazione.
1. Struttura
organizzativa del PSP
Si tratta di una metodologia di lavoro in cui diverse misure devono
integrarsi e coordinarsi.
L'approccio integrato comporta quindi un metodo di lavorare
intersettoriale, su progetti specifici, non usuale nella pubblica
amministrazione.
L'intersettorialità consente di attuare un coordinamento trai vari
progetti urbani, sociali e occupazionali e tra tutti i soggetti
interessati, affinché possano procedere in modo tra loro coordinato
evitando così uno spreco di risorse. La coordinazione presuppone che ci
sia: uno scambio di idee tra i diversi settori dell'amministrazione e i
diversi enti (comune, regione, ecc.); ci sia uno scambio di informazioni
in modo che ogni settore sia informato delle iniziative che interessano
una determinata area urbana.
E' molto importante il tentativo di creare questo collegamento tra i
diversi settori, con l'ambizione di coinvolgere anche il settore privato,
possibilmente costruendo un rapporto di collaborazione oltre che di
semplice informazione.
La regia del coordinamento deve necessariamente rimanere all'interno
dell'amministrazione comunale e il PSP ha questo ruolo: deve essere
informato dei progetti in atto o in previsione; deve mediare tra i diversi
interessi; deve giungere a una progettazione concertata. La struttura
organizzativa del PSP è costituita da una struttura amministrativa
autonoma, con un suo budget.
Il PSP fa capo ad un dirigente, nominato dal sindaco su proposta del
segretario generale, responsabile del Progetto Speciale Periferie-Azioni
di Sviluppo Locale Partecipato, coadiuvato da una segreteria: il suo ruolo
è quello di coordinare tutte le attività che si sviluppano in seno al
Progetto stesso operando in stretto raccordo con la Divisione
Decentramento.
Il gruppo di lavoro centrale è formato da competenze dei diversi
settori dell'amministrazione (dipendenti comunali distaccati a tempo
parziale, 12 ore settimanali, dalle diverse Divisioni e Servizi Centrali.
Sono rappresentati i settori: urbanistica, ambiente, lavoro, gioventù,
istruzione, decentramento, servizi abitativi, servizi socio-educativi,
biblioteche, assistenza) segnalati dai direttori delle singole divisioni e
servizi centrali; da alcuni consulenti esterni con competenze in campo
urbanistico e delle tecniche di progettazione partecipata.
Il PSP attiva la collaborazione tra i vari settori comunali
interessati. Il budget del PSP viene utilizzato per il funzionamento
interno, per finanziare azioni propedeutiche, per finanziare
l'accompagnamento sociale e le iniziative affidate a terzi.
Infine il PSP è incaricato di programmare corsi di formazione per il
personale comunale che viene inserito nei laboratori (sono stati
selezionati 40 dipendenti).
I laboratori si aprono sul territorio con delle sedi e costituire dei
tavoli di discussione per l'elaborazione di progetti di sviluppo locale e
per la modifica, o il miglioramento, dei progetti esistenti. Ogni gruppo
di lavoro dovrà essere costituito da tecnici interni ed esterni
all'amministrazione comunale, da rappresentanti dei soggetti locali; da
soggetti esterni al quartiere, coinvolti o coinvolgibili nel progetto di
riqualificazione. La conduzione del laboratorio e il controllo del
progetto potrà essere affidato, a seconda dei casi, al PSP o ad altri
soggetti. Per la conduzione dei laboratori è comunque indispensabile la
presenza di persone con esperienza nel campo della conduzione di gruppi di
discussione. "Per il momento i laboratori sono luoghi abbastanza
rituali, dove si cerca di costruire delle sinergie. Questo significa che
prima di portare una qualsiasi scrivania, si mette in chiaro chi lo
fa, e in che maniera" (intervista arch. Magnano, cfr. M. Garelli,
1998).
Ciascno studio e programma di azione di sviluppo locale partecipato è
istituito con apposita deliberazione di giunta (ad esempio: PSP via
Arquata), congiuntamente alla circoscrizione territorialmente competente
con la quale si devono concordare le modalità, le risorse finanziarie ed
umane messe a disposizione, le reciproche competenze rispetto al
funzionamento, l'accoglienza delle istanze presentate dalle associazioni
di quartiere.
Le modalità di intervento
Poiché il Progetto si basa sulla partecipazione dei
cittadini e delle associazioni di un territorio, le modalità di
intervento cambiano da un luogo all'altro. La promozione degli interventi
è affidata:
- all'amministrazione comunale (ad esempio a partire dagli stimoli
creati da programmi di riqualificazione complessi, come i PR e i PRIU),
che ha il compito di concertare con la circoscrizione l'opportunità e le
modalità delle azioni;
- alla circoscrizione;
- ad altri soggetti (ad esempio associazioni locali) che presentano
richiesta alla circoscrizione o all'amministrazione comunale.
Poiché l'intervento del PSP nei quartieri viene concordato con le
circoscrizioni e attivato sulla base di un protocollo di collaborazione,
questo rafforza i rapporti tra gli organismi circoscrizionali e le
strutture dipartimentali del comune, e tra circoscrizioni e contesti
urbani sedi dei laboratori stessi.
2. Azioni
di sviluppo locale
Nel laboratorio i cittadini hanno informazioni relative ai programmi
di riqualificazione urbana e contribuiscono, con le loro proposte, al
perfezionamento dei programmi stessi essendo messi in condizione di
discutere i progetti di riqualificazione fisica con l'aiuto di tecnici
esperti in progettazione partecipata. Gli operatori chiamati a lavorare
nei laboratori di quartiere, con l'aiuto dei tecnici del PSP, devono
essere in grado di conoscere, capire e spiegare alla gente ciò che
avviene sul territorio, i progetti proposti, le possibilità e i limiti
del piano regolatore, i modi attraverso cui eventuali proposte degli
abitanti potranno trasformarsi in progetti e realizzazioni concrete.
Nei progetti elaborati all'interno del Laboratorio vengono delineate
le singole azioni che lo compongono, i possibili percorsi attuativi, il
Laboratorio deve farsi carico di pubblicizzare, informare, consultare i
cittadini, e presentare le proposte nate all'interno del Laboratorio alle
istanze cui compete l'approvazione (circoscrizione e amministrazione
comunale). Nel casi in cui i progetti esistano già (ad esempio per i PRU)
il Laboratorio può dare informazioni o favorire azioni collaterali di
mobilitazione, intervenire proponendo eventuali modifiche se emergono
dalla consultazione con gli abitanti, e appoggiare iniziative di
accompagnamento sociale nel caso dei PRU.
3. Programmi
di accompagnamento sociale
Il PSP si cura di far accettare, progettare e finanziare i
progetti dai settori comunali competenti. La progettazione non viene
realizzata dal PSP che ha solo fnzione di coordinamento delle singole
azioni concordate all'interno del Laboratorio che, con la sua funzione di
monitoraggio, assicura il raccordo con i committenti (amministrazione
centrale e decentrata) e l'attuazione delle singole azioni concordate.
L'attuazione dei singoli interventi elaborati nei Laboratori potrà
essere affidata a soggetti diversi (pubblici, privati, misti) ma il PSP
manterrà in ogni caso la regia.
In teoria, a lavoro avviato la presenza degli operatori del PSP
potrebbe essere ridotta al minimo, con compiti di stimolo nei confronti
delle azioni di competenza comunale, e di informazioni continue nei
confronti del gruppo centrale PSP. La gestione può continuare ad essere
un compito del Laboratorio o essere affidata a soggetti terzi, su incarico
specifico, ma sempre con il coordinamento del PSP.
Si può indicare un possibile percorso teorico per poter innescare gli
interventi:
- la costituzione di un gruppo di soggetti rilevanti con i quali
costituire il tavolo di discussione per l'attivazione delle azioni di
sviluppo: soggetti interni al quartiere (gruppi ed associazioni, enti
operatori privati e pubblici, economici, singoli abitanti); soggetti
interni alla macchina comunale (referenti dei progetti settoriali e
referenti tecnici indicati dalle circoscrizioni);
- lo studio del territorio: riscoprire l'identità dei luoghi;
ampliare e diffondere la conoscenza; individuare risorse, - problemi,
specificità; raccogliere tutti i progetti e le ricerche sul luogo,
coinvolgendo settori della pubblica amministrazione, università, enti ed
associazioni varie; attivare ricerche specifiche, incaricando soggetti
idonei (università, enti, associazioni); mobilitare le conoscenze degli
abitanti applicando tecniche partecipative che richiedono professionalità
e competenze specifiche che possono essere cercate anche al di fuori del
gruppo PSP se necessario;
- l'individuazione e l'apertura di una sede, il Laboratorio, nel quale
garantire una presenza continuativa anche se minima. L'apertura del
Laboratorio dovrebbe essere adeguatamente pubblicizzata.
A regime si può immaginare la presenza sul territorio cittadino di più
luoghi fisici attrezzati, sedi di laboratori autonomi, che lavorano sotto
la responsabilità diretta del PSP o di terzi, ma sempre col coordinamento
del PSP.
4. Agenzia
locale
L'impegno diretto del PSP nei singoli Laboratori può diminuire con
l'avanzamento dei progetti, mentre tende ad aumentare il lavoro del gruppo
centrale teso ad assicurare:
- azioni di facilitazione per le procedure amministrative e per le
fasi attuative dei progetti elaborati nei Laboratori;
- monitoraggio complessivo del lavoro;
- verifica e valutazione dei progetti in atto;
- messa in rete dei progetti e scambio di informazione tra i
laboratori;
- informazione e promozione a livello cittadino;
- rapporti con i soggetti locali;
- azioni di stimolo e indirizzo nei confronti delle politiche
dell'amministrazione.
I luoghi di intervento
Selezione di note sui luoghi di interesse del PSP
dal dicembre 1997 al dicembre 1998; i rimanenti sono illustrati nel
percorso didattico indicato nel Sito del Comune di Torino
Nel suo primo anno di lavoro il PSP ha agito sul territorio con
modalità e tempi diversi, a seconda dei diversi luoghi.
Nelle aree già oggetto di PRU (via Artom, via Ivrea, corso Grosseto)
sono state condotte alcune azioni propedeutiche per informare i soggetti
locali dei progetti in corso e coinvolgerli in prime iniziative comuni.
In alcune situazioni si sono prodotte le condizioni per l'attivazione
di comitati stabili promossi e gestiti direttamente dal PSP
(circoscrizione 1, via Arquata).
In via Arquata, riprendendo i risultati dell'esperienza di
progettazione partecipata promossa dalla precedente amministrazione, il
PSP, coinvolgendo enti pubblici e soggetti locali diversi, ha elaborato e
vinto il bando per ottenere finanziamenti dal programma denominato
contratto di quartiere. Il PSP occupa in questo caso il duplice ruolo di
supervisione generale del progetto e di coordinamento operativo locale,
con una presenza fissa nel quartiere.
La fase attuativa viene accompagnata da un'azione di monitoraggio e di
supporto alla progettazione esecutiva degli interventi, con metodologie di
tipo negoziale e partecipato volte a favorire azioni di sviluppo locale
partecipato. Inoltre è stato concordato con la regione e il CRT
(Commissione Regionale Impiego che regolamenta le questioni sul lavoro e
il funzionamento degli uffici di collocamento) le modalità per cui una
quota parte degli addetti alla manutenzione del verde ed alla
riqualificazione edilizia possa essere attinta da quartiere, utilizzando
così una percentuale di manodopera locale.
Infine si sono create situazioni in cui, partendo da sollecitazioni
locali, il PSP ha fornito consulenza e appoggio istituzionale
all'organizzazione delle consultazioni dei cittadini condotte con metodi
partecipati. E' il caso di corso Taranto, Circoscrizione 6, dove il PSP ha
creato dei contatti e ha sostenuto iniziative propedeutiche a ipotesi di
riqualificazione, in collaborazione con la circoscrizione e il Comitato di
quartiere; Le Vallette dove, su richiesta di alcune associazioni di zona,
si è costituito un Laboratorio per la risistemazione dell'area centrale
del quartiere con la progettazione di una piazza (già oggetto del
Concorso di progettazione partecipata e comunicativa bandito dall'INU.
WWF, e CER del 1996, concluso nel 1997).
Nell'ottobre 1998 al Progetto speciale periferie è stata affidata la
regia complessiva dell'attuazione dei Programmi di recupero urbano.
Le singole azioni del PRU, per progettazione e attuazione, continuano
a far capo ai relativi settori di competenza. Per il PSP non si tratta
solo di coordinare l'accompagnamento sociale all'attuazione dei programmi
(che sono stati affidati, nel caso dei PRU, a soggetti terzi), ma anche
del coordinamento complessivo di azioni che riguardano settori diversi
negli stessi ambiti territoriali. Quindi il PSP viene informato di tutte
le azioni che interessano le aree PRU, e svolge un’azione volta a
stimolare sinergie reciproche ed eventuali ulteriori interventi. Ad
esempio i fondi strutturali europei destinati, nell'ambito della
riqualificazione urbana e del territorio, a sostenere nuova
imprenditorialità, sono stati canalizzati negli ambiti dei PRU e dei
Contratti di quartiere (oltre a S. Salvario); nelle stesse zone sono state
fatte confluire le risorse previste per l'incremento dell'occupazione e la
creazione di impresa dal Decreto Bersani.
La collaborazione tra PSP, Divisione Lavoro e Regione Piemonte ha reso
possibile utilizzare questi fondi in modo non dispersivo su tutto il
territorio cittadino facendoli confluire su zone già interessate da
progetti rilevanti. I finanziamenti previsti sono molto articolati: vanno
dal finanziamento alla grande impresa, a fondi agevolati per nuove
imprese, a finanziamenti al singolo commerciante. Questo permetterà ai
Laboratori di intervenire in modo efficace anche nell'ambito della
riqualificazione economica su specifiche realtà che verranno segnalate
nel Laboratorio dagli abitanti stessi.
A S. Salvario l'obiettivo è di sviluppare attività di sostegno ad
azioni specifiche individuate dal lavoro già effettuato, per conto della
pubblica amministrazione, dal Cicsene.
Nel quartiere E8 di edilizia popolare in Barriera di Milano è stata
affidata ad un'associazione locale un'indagine sulla domanda di servizi e
sul grado di soddisfacimento dell'offerta (associazione Centrocampo), come
azione propedeutica all'attivazione di eventuali interventi.
5. Gli
ambiti di intervento
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