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Vigevano. Quartiere Pietrasana
L’identità ritrovata

di Virginia Giandelli

L’esperienza degli Enti che in Italia si occupano di alloggi sociali è quasi centenaria ma, a differenza degli analoghi organismi europei, il rinnovamento e il ricambio del patrimonio risulta più lento ed è talvolta insignificante, tuttavia il dato più sconcertante emergente dal confronto è che in Italia non esiste mobilità nell’utenza.
Questi fattori, sempre valutati come negativi e vincolanti, ci permettono sia una profonda conoscenza tecnica degli edifici e dei quartieri residenziali costruiti e gestiti nel corso di tutto questo secolo, sia un’osservazione costante della dinamica delle famiglie che, una volta, costituivano lo spaccato di una società marginale e che oggi comprendono tutti gli strati sociali oltre ad essere espressione dei bisogni più differenziati.
Se solo avessimo saputo e potuto raccogliere nel tempo la grande mole di informazioni ed istanze esse costituirebbero una base dati, a livello nazionale, di straordinaria importanza, riguardando non meno di 3 - 4 milioni di persone.

I precedenti

Le numerose esperienze europee sui quartieri in crisi, condotte già dagli Anni Ottanta, hanno indotto una riflessione sulla nostra realtà più provinciale, meno esasperata, ma con problemi sociali più o meno latenti ai quali né gli IACP né le Amministrazioni Locali sanno dare risposta.
Le iniziative, infatti, in un tessuto di stabilità nel quale le famiglie restano assegnatarie di un alloggio sociale a vita, non potevano che concentrarsi sugli alloggi, gli edifici, i quartieri.
Il campo stesso d’attività dello IACP è quello tecnico, mentre lo scopo sociale si esaurisce nel dare un tetto ai meno abbienti ricavandone un affitto basso.
Gli affitti bassi non consentono di effettuare tutta la manutenzione necessaria nei quartieri più vecchi, con il risultato che gli alloggi costruiti nel periodo prebellico vengono accettati solo da persone fortemente emarginate e prive di qualsiasi rete sociale e familiare.
Ciò contribuisce ad accrescere i problemi di convivenza, d’integrazione e talvolta, quando i nuovi entrati sono tossicodipendenti, dimessi dagli ospedali psichiatrici o extracomunitari, a crearne di nuovi nel tessuto fragile, ma consolidato, di un quartiere abitato da persone invecchiate nei loro alloggi.
Una seconda riflessione sul rapporto tra l’evoluzione dei modi di vita degli abitanti e l’architettura del loro spazio abitato, esteso anche al campo urbano, è scaturita dalla partecipazione alle diverse edizioni di Europan[1] ed al dibattito che intorno ai siti, ai temi, ai progetti si è sviluppato in tutta Europa, con il confronto tra i diversi approcci nazionali.
Le riflessioni fatte, insieme all’indubbio vantaggio di gestire un Ente di media dimensione[2] dove si ha l’ambizione di affrontare più direttamente i problemi, hanno portato la mia attenzione sulla qualità della vita nei quartieri di edilizia pubblica: ma l’attenzione, le idee e le risorse umane non bastano se mancano i fondi per intervenire.
Non potendo contare su finanziamenti ordinari e costanti bisognava “inventarsi” altre possibilità. Così, fin dal 1988 lo IACP di Pavia mise a disposizione del concorso Europan un quartiere di Pavia, 72 alloggi costruiti nel 1923, con problematiche legate al sottoaffollamento[3], all’accessibilità degli spazi interni ed esterni, alla formazione di parcheggi: tutti temi comuni ai vecchi quartieri e perfettamente coerenti con il più generale tema del concorso.
Si chiedeva ai concorrenti un progetto articolato, legato alla città, con l’oggettiva difficoltà di lavorare in presenza degli inquilini o prevedendo il loro temporaneo trasferimento e con tutte le cautele legate alle caratteristiche degli abitanti.
Nessun concorrente presentò progetti e fu l’unico sito italiano a non avere neppure una proposta.
Ci rendemmo conto, in seguito, che nessuno aveva voluto cimentarsi con un tema difficile, allo stesso tempo tecnico, sociologico, urbanistico, che richiedeva non solo capacità tecnica e la buona volontà della proprietà o degli abitanti ma la sinergia di numerosi partner quali, oltre allo IACP, il Comune; gli operatori sanitari, assistenziali, sociali; le imprese costruttrici ecc.
Era necessario, infatti, un approccio multidisciplinare ancora inesistente in Italia, dove le Università ed il mondo del lavoro preparavano architetti ed ingegneri ad intervenire in situazioni teoriche o semplici – aree libere e edifici sgombri del loro contenuto umano - ben lungi dalla realtà complessa delle nostre città. Anche i vincoli normativi degli appalti non avrebbero permesso di individuare a priori un costruttore consapevole di dover predisporre un piano d’attività rispettoso della presenza degli inquilini.
L’anno successivo lo IACP si fece promotore, nell’ambito di un programma italo-francese, di un progetto pilota, redatto in collaborazione con l’Università di Pavia ed ottenne dalla Regione Lombardia un consistente finanziamento (6 miliardi di lire), per la riqualificazione dello stesso quartiere, integrato dai fondi Eurorex[4] del Ministero dei Lavori Pubblici (180 milioni) per la messa a punto di procedure comuni tra due realtà - Pavia e Voiron – selezionate per le loro similitudini.

Dopo un buon avvio e la sua completa redazione[5] il progetto venne bloccato dalla nuova amministrazione dello IACP che non ne comprese l’importanza anche sperimentale e, quindi, facilmente esportabile in altre analoghe situazioni. I finanziamenti vennero dirottati all’adeguamento degli impianti elettrici, ai sensi della legge 46/’90, legge prorogata poi al 31/12/1998.
Per alcuni anni l’attenzione si spostò su progetti di più facile realizzazione, con minori implicazioni sociali e ad interventi manutentivi, anche consistenti, ma finalizzati al mantenimento dell’involucro esterno degli edifici.

L’evoluzione del contratto

Alla fine del 1996 il Comune di Vigevano individuò e segnalò all’ALER “una zona con insediamenti popolari a rischio, nella quale si concentra il più alto numero di utenti del Servizio Sociale; nuclei molto problematici, con presenza di minori in difficoltà, segnalati all’Autorità Giudiziaria” e ancora “la presenza di situazioni di sovraffollamento, alta rumorosità, mancanza di spazi, degrado urbanistico e edilizio sono fattori che determinano una forte riduzione della qualità della vita e di conseguenza l’aumento dello stress e del disagio, oltre che delle patologie sociali conclamate”.
Con queste motivazioni e forte delle esperienze del passato l’ALER ha partecipato, su invito del Comune, al progetto di rete “L’educatore di strada”, nel quartiere considerato a rischio, consistente nell’accompagnamento dei nuclei familiari problematici (circa il 30% del totale), nell’intervento sui minori in difficoltà (oltre il 75% del totale), nel coinvolgimento degli abitanti, nella creazione di gruppi di giovani per condividere interessi e spazi, messi a disposizione dall’ALER, nella riduzione dei fattori di rischio e di disagio.
Il finanziamento richiesto dal Comune al Ministero dell’Interno (60 milioni), sebbene esiguo, non è stato concesso, tuttavia il progetto si sta regolarmente svolgendo anche grazie ad una mobilitazione che ha favorito il senso di comunità, con l’impegno di tutti ad avviare un processo di cambiamento.
Si è allora compreso che bisognava puntare sulla qualità della vita in quel quartiere, dove l’impegno era generale, concentrandovi tutti i possibili sforzi.
L’ALER ha quindi aderito, nel luglio del 1997, al progetto multiregionale NOW nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Occupazione e Valorizzazione delle Risorse Umane, destinato a donne disoccupate o in cerca di prima occupazione.
L’iniziativa, promossa da Crasform, si è concretata nel progetto “Partecipazione, gestione, lavoro: un progetto per le inquiline”, finanziato dal Ministero del Lavoro nel dicembre 1998, con il contributo del Fondo Sociale Europeo e contemporaneamente avviato dagli IACP di Roma e dell’Aquila e dall’ALER di Pavia, con il coordinamento nazionale di Federcasa.
Il progetto, che associa la formazione alla costituzione di piccole imprese da impiegare all’interno e all’esterno dell’edilizia pubblica, sarà attuato proprio a Vigevano, dando priorità alle inquiline e trovando gli spazi didattici all’interno di quel quartiere problematico. Il progetto prevede la formazione di 2 gruppi di 15 donne specializzati rispettivamente nella gestione (condomini, autogestione, ripartizione spese, aiuto amministrativo agli inquilini più deboli ecc.) e nella piccola manutenzione (spazi a verde, imbiancatura, riparazione, pulizia ecc.).

I corsi di formazione avranno durata rispettivamente di 400 e 500 ore e tenderanno a favorire l’autoimpiego all’interno e all’esterno dei quartieri ALER.

Oltre agli indubbi vantaggi di un corso di formazione che tenda a favorire l’autoimpiego per le inquiline di alloggi di edilizia pubblica il vantaggio che l’ALER ne ricaverà è quello di avere, a Vigevano, un contributo dall’interno degli alloggi ai progetti di manutenzione e risanamento che si intendono avviare nel 1999.

Nel maggio 1998 l’ALER ha proposto al Comune di partecipare al bando del Ministero dei Lavori Pubblici sui Contratti di Quartiere, assumendosi la predisposizione del progetto Qui si sana, gioco di parole sul nome del quartiere che sorge a Vigevano, in località Pietrasana.
Tutte le problematiche e le motivazioni individuate nel bando del Ministero sono ampiamente presenti nel Quartiere Pietrasana, il contratto di quartiere è il catalizzatore delle azioni da svolgere, da convogliare in un progetto che non deve essere un progetto edilizio ma un’ipotesi progettuale affinata con l’intervento di tutti: è un patto, un impegno comune all’impiego di tutti i generi di risorse.
E’ questa la ragione del successo di questo contratto[6], che è il frutto di esperienze e delusioni ma anche di un’ostinata pazienza o meglio di quella “pacata ostinazione”, per dirla con Renzo Piano, “necessaria per far bene le cose in Italia”.

I contenuti della proposta

Vigevano, come molte altre città del nord-Italia, ha vissuto tra gli anni cinquanta e sessanta lo sviluppo più impetuoso della sua storia. La ripresa economica del dopoguerra, con il pieno dispiegarsi dell’industria calzaturiera, ha chiamato a Vigevano migliaia e migliaia di nuovi abitanti.
Basti pensare che la città contava nel 1930 una popolazione di 33.437 abitanti; che questi sono saliti a 42.768 nel 1950, 54.422 nel 1960 e siamo arrivata alla punta massima di 68.306 nel 1974.
Il patrimonio dell’ALER è equamente ripartito in provincia e, a Vigevano, conta 1.000 alloggi organizzati in quartieri il più vecchio dei quali è oggetto dell’intervento.
Oltre alle problematiche tipiche dei quartieri degradati in senso edilizio Pietrasana, rappresentando oltre un quarto del patrimonio residenziale pubblico della città di Vigevano, concentra una serie di tensioni abitative ed il disagio di numerosi giovani in età scolastica, oltre ad una popolazione anziana.
Si tratta di un quartiere storico nella realtà vigevanese e il processo di recupero deve coniugare le esigenze edilizie con quelle sociali, così come più volte richiesto dagli abitanti che conservano, nonostante le recenti immissioni di famiglie ed individui in difficoltà, una forte identità e la volontà di migliorare la qualità della vita.
Il patrimonio dell’ALER in provincia di Pavia è stato costruito, negli anni, in maniera tradizionale, con interventi puntuali di dimensioni accettabili e senza cedere, anche in tempi recenti, quando era necessario produrre una maggior quantità di alloggi, a sperimentazioni e all’uso della prefabbricazione o dell’industrializzazione edilizia.
Il risultato, valutato a posteriori, è confortante: i quartieri sono dimensionalmente contenuti e quindi vivibili; l’altezza dei fabbricati non è mai superiore a 4/5 piani; la muratura in mattoni ed i serramenti in legno hanno garantito un comfort abitativo adeguato al clima locale; la dimensione degli alloggi, mediamente di 70 mq, e non più di 3 per piano, consente maggiore flessibilità e aggregabilità.
Vi sono tuttavia alcuni aspetti negativi riguardanti l’accessibilità, la dimensione e la dotazione dei servizi interni.
Il Quartiere, il primo costruito a Vigevano e destinato a residenze economiche e popolari, consta di 10 fabbricati e di 220 alloggi, costruiti fra il 1938 ed il 1959 e corrispondenti a due diverse tipologie, la prima con alloggi medio-piccoli, privi di bagno e la seconda con alloggi più grandi e dotazioni di servizi più complete.
Le abitazioni sono totalmente occupate, in parte dalle famiglie assegnatarie in origine, oggi ridotte nel numero dei componenti ed, in parte da nuovi nuclei, limitatamente al ricambio fisiologico degli assegnatari.
La scelta è caduta su Vigevano non solo per la dimensione del quartiere e per la sua importanza nell'ambito dell'edilizia sociale cittadina ma anche perché sussiste a Vigevano un fabbisogno di abitazioni economiche non ancora soddisfatto. Infatti la graduatoria per l'assegnazione di alloggi pubblici più recente vede ben 20 famiglie con un punteggio compreso tra 10 e 14 punti.
Tali valori sono assolutamente allineati a quelli del capoluogo, Pavia, considerata zona ad alta tensione abitativa.
Inoltre, la più grande percentuale di morosità in provincia è localizzata a Vigevano, nelle famiglie con redditi inferiori a 2,5 milioni/mese.
E' quindi evidente come vi sia, complessivamente, un minor benessere rispetto al capoluogo ed un maggior disagio legato soprattutto alla deindustrializzazione della città di Vigevano, ricca, fino a qualche anno fa, di numerose industrie calzaturiere (produzione e tecnologie) trasferitesi in zone più povere d'Italia o addirittura all'estero.
Le caratteristiche degli abitanti del quartiere Pietrasana sono desunte dall’incrocio fra i dati recenti delle assegnazioni con i dati anagrafici del Comune, aggiornati al 31 dicembre 1997, da cui risulta che gli abitanti sono 423, di cui 189 maschi e 234 femmine, suddivisi nelle seguenti classi di età:
- da 0 a 14 anni = 53
- da 15 a 20 anni = 36
- da 21 a 50 anni = 159
- da 51 a 65 anni = 77
- oltre 65 anni = 98.
I pensionati sono 148, con una prevalenza quindi di pensionati giovani, le casalinghe 47, gli studenti 80, gli occupati 119 e i disoccupati 29. La maggior parte degli abitanti ha la licenza elementare (209) e media (111).

La proposta

L’ipotesi progettuale, che potrà fruire di diverse forme di finanziamento, tiene conto delle esigenze espresse dagli oltre 400 abitanti ed è stata verificata con il coinvolgimento dei residenti, degli amministratori e degli operatori economici locali con il supporto del metodo degli scenari, promosso dalla Commissione Europea a partire dal 1994. Nello Scenario Workshop sul futuro dell’area, organizzato nel quartiere dal team di progetto, l'idea emersa da tutti i gruppi di ruolo è quella della possibilità di unire il rilancio della qualità della vita con la sperimentazione tecnologica, la ricostruzione del tessuto sociale con la ristrutturazione edilizia.
Il Gruppo degli Abitanti del Quartiere, in particolare, concentra la sua attenzione sull'esigenza di cooperazione e aggregazione. Si evidenzia, infatti la necessità che gli interventi non si concretizzino in un processo dall'alto ma che vi sia una diffusione, una ricaduta visibile degli effetti positivi anche aldilà dei confini del quartiere.
Il Gruppo degli Amministratori punta sulla necessità di un mix di utenze e funzioni come: ingresso dei giovani nelle procedure di assegnazione, residenze riqualificate, spazi conviviali e botteghe artigiane; si ipotizza la formazione di nuovi modelli organizzativi per far fronte a problemi emergenti, quali ad esempio l’assistenza agli anziani.
Il Gruppo dei Operatori Economici sviluppa una visione fondata sulla funzionalità e sull’autogestione: si identificano settori trainanti quali l'ambiente, i servizi alla persona e la formazione e la capacità di auto-organizzarsi ampliando anche le modalità di azione, oltre il quartiere, verso la città.
La necessità di affrontare il Progetto di Contratto secondo un’ottica di sviluppo sostenibile ha reso opportuno in questo contesto l’introduzione di contenuti non tradizionalmente affrontati dalle discipline dell’edilizia. Ciò ha significato ampliare l’attenzione ad ambiti di azione diversi, ma il cui apporto si pone come centrale.
Il livello di sostenibilità di una scelta tecnica si gioca infatti su un delicato ed equilibrato mix di pianificazione urbana ed economica, di strumenti normativi, di sensibilità sociale, di scelte tecnologiche compatibili con l’ambiente.
Abbiamo pertanto individuato 3 grandi temi come possibili contenitori di attività progettuali e sperimentali: gli Spazi Collettivi, la Casa e la Qualità dell’Abitare, il Lavoro e l’Economia di Quartiere
Ai partecipanti nella seconda fase di lavoro sugli Scenari, viene chiesto di produrre riguardo ai temi individuati, idee, elementi di fattibilità, contributi progettuali, definendo chi e come debba intervenire e quali possano essere le barriere o i vincoli.

Gli Spazi Collettivi

L’ambiente di vicinato e di quartiere costituisce il quadro di vita quotidiano per la maggior parte dei cittadini. La sua qualità incide fortemente sulla qualità della vita. Di fronte a questa situazione che ha di fatto ridotto al minimo l’utilizzo degli spazi sociali e che rischia di provocare danni irreparabili nelle fasce sociali più delicate, come bambini, giovani e anziani, vanno emergendo in tutta Europa tecniche ed esperienze in grado di cambiare il volto di spazi e ambiti fortemente degradati. L’ecologia dello spazio collettivo diventa così un concetto che non coinvolge soltanto spazi naturali, lontani che si frequentano di rado, ma luoghi vitali che riguardano la vita quotidiana, il quartiere, i micro-spazi di vicinato. Il concetto di base è che l’ambiente di vita deve essere il più possibile ricco di attività, di natura, di interscambio,di contatti tra i gruppi e le generazioni.
Solo in questo modo l’ecosistema urbano può vivere senza un impoverimento tragico per i singoli e la collettività.
La natura di questo tipo di interventi richiede una strumentazione cosiddetta metaprogettuale.
Il processo metaprogettuale serve a tradurre le esigenze funzionali in ambiti organizzati e a predisporre tutte le informazioni necessarie ad avviare il processo di progettazione vero e proprio. Oggetto di questa area tematica è stata l’analisi delle richieste dell'utenza, con conseguente individuazione delle attività che si svolgono e si svolgeranno nel quartiere. In sintesi queste funzioni si concretizzano nei seguenti interventi.
Le funzioni sociali ed ecologiche dell'area centrale si attuano creando uno spazio organizzato per le attività collettive di residenti - anziani, adulti, bambini - del quartiere e non solo.
Micro-spazi qualificati di vicinato si realizzano attraverso la creazione di micro-spazi qualificati, verdi e di gioco - quasi privati - per le famiglie del quartiere e i loro amici animali.
Il Circo-Lab è una struttura da destinarsi a punto di aggregazione polifunzionale - il CircoLab di quartiere.
Luci sul quartiere significa un intervento per la messa in luce delle aree esterne, con particolare attenzione alle funzioni svolte dai singoli spazi. Infine, si realizzerà un parcheggio sotto la corte centrale.

La casa e la qualità dell’Abitare

I principali problemi che caratterizzano il settore dell’edilizia riguardano, con riferimento alle tre scale progettuali - organizzazione globale dell'insediamento, degli organismi edilizi e delle singole unità ambientali - la flessibilità, la tecnologia costruttiva, il funzionamento delle reti.
Alcune tecnologie possono anche favorire una maggiore partecipazione dei cittadini mettendoli in grado di capire meglio i problemi dell’ambiente urbano e di comunicare con i soggetti responsabili. Altre tecnologie possono favorire un controllo decentralizzato, permettendo agli individui e alle aziende di monitorare e regolare le condizioni della qualità ambientale a livello della singola abitazione o luogo di incontro.

Per una effettiva inversione di tendenza occorre anche allestire dispositivi economico-finanziari nuovi, ma soprattutto occorre ripensare le forme di gestione delle strutture e infrastrutture. I progetti sul territorio richiedono articolazioni finanziarie complesse e la compresenza di attori economici pubblici e privati, di istituzioni finanziarie locali, di enti di promozione e sviluppo di iniziativa da crearsi appositamente per la costruzione degli interventi.
Oggetto di quest'area tematica sarà l'individuazione di strategie di intervento innovative e adeguate all'approccio tecnico-progettuale che si intende perseguire nel campo dell’edilizia sostenibile, che si esplicano attraverso la riqualificazione funzionale e tecnologica delle abitazioni e la dotazione di nuovi servizi, la realizzazione di un edificio riservato agli anziani, dotato di servizi comuni e assistenza alla persona, l’Operazione Manutenzione Sostenibile, un insieme di operazioni di manutenzione a impatto ambientale controllato, e infine la realizzazione di un sistema energetico di quartiere basato sulle fonti rinnovabili.

Il lavoro e l’economia di quartiere

La degradazione dei sistemi complessi per effetto dell’incapacità economica di far fronte alla gestione e manutenzione dell’ambiente costruito e delle aree a verde è uno dei destini della infrastruttura territoriale sviluppata nel corso degli ultimi decenni. Per un’inversione di tendenza occorre ripensare le forme di gestione delle strutture e infrastrutture, offrendo nuovi spazi all’intervento del privato, incanalando i sempre più interessanti momenti di volontariato urbano, rivedendo i principi della delega che oggi appesantiscono enti locali e pubblici. Questo tema fa parte del delicato processo di inserimento della società e dei suoi componenti all’interno dei meccanismi decisionali che stanno alla base delle scelte del modello di sviluppo urbano. Il sistema delle attese mosso da un progetto può essere amplificato e sostenuto da attività di consultazione sociale, forum di discussione, laboratori di quartiere, interviste mirate a osservatori privilegiati. Nelle politiche urbane e ambientali la partecipazione del pubblico occupa normalmente una posizione intermedia nel processo decisionale, dopo che un dato programma è stato definito e prima che venga realizzato. I cittadini vengono informati dai media e/o invitato a esprimere commenti durante pubbliche audizioni. In realtà coloro che partecipano sono generalmente pochi e spesso con interessi precisi da difendere.
Questo tipo di partecipazione ai processi decisionali è in sintonia con l’idea che il controllo sulle questioni ambientali e urbane debba restare nell’ambito di organismi con responsabilità formali (approccio top-down). Al contrario indirizzi politici recenti a livello europeo sembrano spingere verso altri tipi di approccio (bottom-up) tesi al coinvolgimento dei cittadini fin dalle prime fasi dei processi decisionali e alla promozione di iniziative individuali e collettive. Obiettivo di questo ambito tematico è la progettazione del come si possano realmente mettere in atto dispositivi e meccanismi che contemplino la compresenza di attori economici, pubblici e privati, di enti non-profit e sviluppo di iniziativa da crearsi appositamente per la gestione di alcune azioni del progetto. Nel quartiere Pietrasana si prevedono quattro progetti di questo tipo.
La creazione all’interno del quartiere di una Banca del Tempo orientata ai servizi alla persona e al tempo libero.
La creazione di una Cooperativa, con la partecipazione degli abitanti, per la gestione dei servizi al quartiere, associata all’iniziativa Impresa donna, che prevede piccole imprese formate da donne per la manutenzione di stabili di proprietà ALER.
Ed infine Animazione di quartiere, intervento di risanamento a carattere sociale, finalizzato all’accompagnamento del processo di auto-organizzazione delle persone per la gestione dell’area

L’innovazione nel quartiere

L’innovazione tecnologica è sempre connessa a quella organizzativa da un rapporto causa/effetto circolare. Di conseguenza, la valutazione dei risultati relativi all’introduzione di un’innovazione tecnologica può essere fatta solo considerando anche la capacità del sistema di rispondere con una corrispondente innovazione organizzativa.
E’ questo l’obiettivo più impegnativo che si pone il progetto: saper coniugare i due tipi di innovazione, accompagnando l’impegno nella progettazione e realizzazione delle tecnologie con una azione verso gli attori dell’organizzazione di riferimento in grado di renderli capaci di gestire al meglio gli strumenti a loro disposizione.
Per questo motivo, all’interno di ogni Gruppo tematico in cui sono state divise le azioni proposte ne è stata individuata una che si distingue per potenzialità di innovazione sia sul lato tecnologico che sul lato organizzativo:
-. il Circolab, per gli spazi collettivi;
- l’energia di quartiere, per la casa e la qqalità dell’abitare;
- l’animazione di quartiere, per l’economia di quartiere.
E’ su queste azioni che si concentrerà l’attenzione del progetto, elaborando delle metodologie specifiche per il controllo della qualità sul processo e sui risultati e producendo alla fine dell’esperienza una serie di guide e indicazioni per facilitare la diffusione di queste innovazioni all’interno dell’ALER di Pavia e degli altri Istituti.

Interventi sperimentali

Qualità morfologica
Si è ritenuto ovvio che un così complesso intervento sul quartiere modificasse e riqualificasse il tessuto consolidato e degradato anche al di fuori del perimetro del quartiere stesso. L’intorno è infatti caratterizzato da un’edilizia minuta, unifamiliare, con laboratori artigianali anche dismessi , di scarsissimo valore architettonico. In una seconda fase, o parallelamente all’attivazione del CdQ si sta valutando la possibilità di utilizzo dei laboratori dismessi come sede delle imprese che opereranno nel quartiere.
Si è quindi puntato sul tema della qualificazione dello spazio urbano attraverso le pavimentazioni, i rivestimenti, l’arredo urbano ed il verde, restituendo all’area centrale, pedonalizzata, una funzione sociale, con spazi di soggiorno, gioco e incontro per i residenti, coinvolti nella definizione puntuale delle esigenze e promuovendo la relazione con la città attraverso l’organizzazione di eventi che vadano oltre l’interesse del quartiere.
Anche a questo fine, all’interno del quartiere si costituirà uno spazio coperto fruibile come laboratorio, luogo di ritrovo e spazio collettivo per le diverse età, nonché idonee aree di parcheggio separate dagli ambiti pedonali.
Qualità ecosistemica
La sperimentazione nel campo della bioarchitettura e dell’ecologia urbana, si attua attraverso il risparmio delle risorse ed il miglioramento della qualità ambientale così conseguiti:
- riduzione del consumo d’acqua negli alloggi;
- riutilizzo per l’irrigazione delle acque meteoriche, che saranno convogliate in vasche esistenti ed, un tempo destinate a lavatoi;
- le dispersioni termiche ed i consumi energetici saranno ridotti con la coibentazione, la dotazione di serramenti adeguati e con l'installazione di serre a comportamento passivo sui balconi (serre peraltro già esistenti in molti casi a seguito di abusi edilizi mai sanati);
- l’alimentazione della centrale di teleriscaldamento sarà effettuata da biomassa legnosa, con il concorso del Parco del Ticino e dei tagli del verde comunale attualmente destinato alle discariche;
- il verde centrale al quartiere sarà utilizzato come elemento per l’assorbimento del rumore ed il controllo del microclima;
- l’inserimento degli ascensori sarà esterno, così come il parcheggio delle auto sarà interrato, limitando la trasmissione del rumore agli appartamenti;
- la qualità dei materiali utilizzati nelle manutenzioni e nei rifacimenti sarà controllata e senza emissione di gas dannosi o molesti sia in condizioni normali che in condizioni critiche;
- saranno progettati spazi idonei alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’interno ed all’esterno degli alloggi, con selezione dei rifiuti ingombranti ed una zona destinata al compostaggio
- sarà sperimentato un sistema di raffrescamento passivo degli alloggi.
Qualità fruitiva
Oltre alla necessità di rispettare la normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche in tutti gli edifici nei quali si interverrà, il tema sviluppato nel progetto è quello delle utenze sociali deboli, realizzato mediante la trasformazione di un edificio del quartiere in Casa per gli Anziani. Verranno assicurati una serie di servizi comuni alle unità residenziali quali: lavanderia, mensa, spazi comuni e verranno garantiti servizi di assistenza alla persona, tenendo conto dell’alta percentuale di anziani già presente nel quartiere.
Sistema qualità
Il Sistema qualità è affrontato con il Metodo di valutazione della qualità ambientale degli edifici messo a punto dalla SOFTECH di Torino e dal Consorzio imprenditori edili della provincia di Alessandria e sperimentato in un programma promosso dallo stesso Ministero dei Lavori pubblici.

SCHEDA

COMUNE
Vigevano
LOCALITA’
Quartiere Pietrasana
MOTTO
qui si sana
OPERATORI PUBBLICI
Comune di Vigevano (Assessorato all’economia e al lavoro, Assessorato allo sport, partecipazione, politiche giovanili e settore demografico, Assessorato servizi sociali e edilizia residenziale pubblica, Assessorato all’assetto del territorio ed ambiente) ALER di Pavia; Enea;
OPERATORI PRIVATI
Cooperative sociali, Auser, Associazioni sportive, Kronos la banca del tempo, Federcasa, Assocalor, Savener, Crasform
Otis Ascensori, Disano Illuminazione, CSA , ASM Vigevano, Ente Parco Ticino,
INTERVENTI
riqualificazione fisico-funzionale
recupero residenziale dell’area e degli immobili
dotazione di servizi
incremento occupazione
formazione: progetto manutenzione e gestione
attività imprenditoriali cooperative e/o piccole imprese per la gestione e manutenzione
INTERVENTI SOCIALI
Animazione di quartiere: finalizzato all’accompagnamento del processo di auto-organizzazione delle persone per la gestione dell’area e delle soluzioni progettuali
INVESTIMENTI

Finanziamento Ministero Lavori pubblici

lire

7.941.909.500

Regione Lombardia (barriere architettoniche)

 

100.000.000

Ministero del lavoro (FSE)

 

500.000.000

UE (progetto Cool House)

 

500.000.000

Totale investimenti

 

15.600.966.000


Illustrazioni

Il Quartiere Pietrasana
Pietrasana, un quartiere storico nella realtà vigevanese, rappresentando oltre un quarto del patrimonio residenziale pubblico della città di Vigevano, concentra una serie di tensioni abitative ed il disagio di numerosi giovani in età scolastica, oltre ad una popolazione anziana.
Il Quartiere, il primo costruito a Vigevano e destinato a residenze economiche e popolari, consta di 10 fabbricati e di 220 alloggi, costruiti fra il 1938 ed il 1959.
1. La localizzazione rispetto al centro storico
2. La corte centrale del quartiere

La trasformazione
Il progetto del CdQ di Vigevano si sviluppa attraverso una serie di momenti partecipativi che contribuiscono alla sua definizione. Uno di questi momenti è il Community Planning. All'interno delle attività del Community Planning le scelte progettuali oggetto della proposta al CER sono state parzialmente modificate: il parcheggio, progettato originariamente sotterraneo, è stato abbandonato, in uno spazio centrale sarà realizzato il Circolab che diventerà il simbolo del quartiere, sono state individuate zone pedonali e parcheggi ombreggiati.
Restano le azioni costitutive della proposta originaria, affinata nelle localizzazioni.
3. Assonometria del progetto con le proposte degli abitanti

La proposta
L’intervento di riqualificazione del quartiere si sviluppa in tre fasi, a partire dallo spazio interno del cortile, ampio piazzale indifferenziato, che deve recuperare la funzione originaria di cuore del quartiere, spazio di vita di relazione per gli abitanti.
La prima fase prevede la costruzione di un ampio garage interrato sotto il cortile, su cui sorgeranno, nella seconda fase un piccolo campo sportivo e lo spazio per il gioco dei bimbi. Nella terza fase, in un lotto libero, sorgerà il Circolab, sede della Banca del tempo, e di Impresa donna, la cooperativa di gestione. Uno degli edifici, dotato di ascensori e ristrutturato adeguatamente, ospiterà le abitazioni per gli anziani.
4. Fase 1
5. Fase 3

Il metodo degli scenari
Lavorare con gli Scenari è pensare sistematicamente all’impensabile, andare alla ricerca della saggezza in luoghi inusuali. Alla base del metodo sta l’assunzione fondamentale che non ci saranno mai sufficienti informazioni per prendere una decisione, se questa decisione richiede certezza rispetto al futuro.
L’obiettivo principale dell’attività di messa a punto degli Scenari è quello di confrontare differenti possibilità di sviluppo di un progetto, da tutti i punti di vista.
Gli Scenari elaborati per inquadrare il tema degli sviluppi plausibili del quartiere Pietrasana si sono sviluppati attorno a tre temi chiave: gli spazi collettivi, la casa e la qualità dell’abitare e l’economia di Quartiere.
6. Momenti del Workshop per la definizione degli scenari
7. Visualizzazione delle proposte per gli spazi collettivi.
8. Foto del quartiere
9. Visione della proposta di intervento per la corte centrale
10. Le case per gli anziani e il giardino per i bambini. Stato di fatto e progetto

Il community planning
Si tratta di uno dei momenti d maggior partecipazione fra quelli previsti dalla metodologia dell’Action Planning adottata dall’Unità metodologica di progetto, Softech, per il contratto di Quartiere. Lo scopo è il coinvolgimento della comunità locale sul tema del miglioramento del proprio ambiente da vari punti di vista. Durante la sessione si formano gruppi di lavoro su specifici problemi al fine di attivare la progettualità e la consapevolezza locali, facendo emergere i problemi e le relative soluzioni da parte degli abitanti, e facilitando la comunicazione fra questi ed i tecnici, i professionisti, gli operatori.
Nel corso del Community Planning svoltosi a Vigevano dal 1° al 5 luglio, sono emerse proposte modificative del progetto iniziale.
11. Vista sulla corte centrale
12. Il Centro di quartiere (Circolab) nella versione del progetto preliminare



[1] Europan è nato nel maggio 1988 a Madrid, dove i rappresentanti di Austria, Belgio, Francia, Grecia, Italia, Olanda, Germania, Spagna e Svizzera hanno firmato l’impegno a favorire su scala europea gli scambi culturali e professionali nel settore dell’architettura. Nello stesso anno è stato lanciato un concorso d’idee riservato ai giovani architetti sul tema Evoluzione dei modi di vita e architetture dell’alloggio. Nel 1995 Europan, allargato ad altri Paesi, è diventato una Federazione di concorsi. Attualmente è in corso Europan 7.

[2] L’ALER di Pavia (l’ex IACP riformato con legge regionale del 1996) gestisce un patrimonio di 7.000 alloggi, di cui 5.000 di proprietà, in una provincia di 500.000 abitanti. Pavia, Vigevano e Voghera sono i centri principali, superiori a 50.000 abitanti, tuttavia la tensione abitativa propria delle periferie e delle aree metropolitane è contenuta, anche per le caratteristiche costruttive e dimensionali degli insediamenti.

[3] Le famiglie assegnatarie degli alloggi di 3-4 locali, oltre ad un minuscolo bagno, avanzato per l’epoca di costruzione e totalmente inadeguato oggi, sono rimaste le stesse da oltre 50 anni, ma si è modificata la loro struttura ridottasi a nuclei di 1-2 persone anziane.

[4] Il programma Eurorex protocollo franco-italiano siglato nel 1989 tra i rispettivi Ministeri, intende favorire scambi tra Italia e Francia sul tema della sperimentazione nell’edilizia residenziale pubblica in vista del mercato unico.

Il programma ha l’obiettivo di favorire la collaborazione e l’associazione di operatori in materia di innovazione nel campo della costruzione, mettendo a disposizione aiuti specifici per promuovere il progetto, il finanziamento e la realizzazione delle opere.

[5] Oggetto della pubblicazione: “Metodologia di intervento nell’edilizia esistente: Esperienza italiana e francese su due casi campione“ Università degli studi di Pavia, Dipartimento di Ingegneria del Territorio, 1991.

[6] Il Contratto di quartiere di Vigevano è il decimo nella graduatoria formulata dal Ministero dei Lavori Pubblici sugli oltre 80 progetti presentati ed è il primo della Lombardia.

 

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