Svendere tutto: dura opposizione di Federcasa
Nel commentare il piano per l’alienazione
delle abitazioni pubbliche dell’onorevole Brunetta il presidente di
Federcasa, Luciano Cecchi, non usa mezzi termini: “approssimazioni e
contenuti da campagna elettorale. Un’iniziativa fortemente appoggiata da
Confedilizia, basata sul discredito degli enti gestori, delle Regioni e
dei Comuni. Un piano che nasconde e travisa i dati del problema, non
affronta l’emergenza abitativa ma si limita a favorire la
privatizzazione del patrimonio in affitto estendendo la possibilità di
acquisto anche agli occupanti abusivi. Proprio ora che i gestori
pubblici, trasformati in aziende, diversificano la loro attività con
positive prospettive di inserimento sul mercato, si spinge per la
privatizzazione del servizio. Forse perché il privato teme la
concorrenza del pubblico?”.
Con un emendamento alla finanziaria presentato dall’onorevole Giudo
Crosetto, il piano, anticipato da Berlusconi prima e rilanciato da
Brunetta poi, rischia di diventare realtà nonostante i dubbi
sull’ammissibilità e la violazione dell’autonomia delle Regioni e degli
enti locali proprietari del patrimonio di cui si propone la vendita. In
pratica anziché stanziare risorse immediatamente utilizzabili per
affrontare l’emergenza casa si trasferisce nel tempo un’ipotesi di
recupero di fondi attraverso una futuribile vendita del patrimonio
creando aspettative che non potranno avere seguito.
“In quanto operatori del settore – afferma Cecchi - non siamo mai stati
pregiudizialmente contrari a una oculata politica di dismissione delle
parti di patrimonio che non assolvono più la loro funzione, ma tale
politica non può essere frutto di una logica centrale tesa allo
svuotamento del sistema della casa sociale. Siamo per piani di vendita
elaborati dagli enti gestori e concordati a livello regionale, e
sopratutto inseriti in una politica di rinnovo del parco di alloggi
pubblici.
Federcasa giudica l’ipotesi in discussione costruita su una scarsa
conoscenza dei problemi: la proposta della vendita degli alloggi agli
inquilini non solo non cambierà le condizioni abitative di chi è
assegnatario di una casa popolare e ha già diritto ad acquistarla alle
condizioni di favore previste dalla legge 560 del 1993 (cioè a circa un
terzo del valore di mercato) ma produrrà risultati molto al di sotto
delle previsioni del governo, in quanto coloro che potevano hanno già
acquistato ed è difficile pensare a un’inversione di tendenza con i
canoni di locazione agli attuali valori (mediamente 75 euro al mese).
Inoltre l’estensione della possibilità di acquisto anche agli occupanti
abusivi rischia di alimentare ulteriori fenomeni di illegalità oltre a
quelli che gli enti gestori già oggi si trovano a fronteggiare. I Comuni
infine perderanno la possibilità di manovra sulle proprietà pubbliche
che ha consentito di avviare numerosi progetti di riqualificazione delle
zone periferiche, oltre a vedere ridotto il proprio introito in termini
di ICI (normalmente l’aliquota per la prima casa è inferiore a quella
applicata al patrimonio di edilizia residenziale pubblica).
“Ribadiamo invece – continua Cecchi – che va riaffermato il ruolo
dell’edilizia residenziale pubblica, indispensabile per la crescita
sociale del Paese, per la mobilità del lavoro, per la calmierazione dei
prezzi di mercato, per il rilancio dei consumi e per agevolare le
categorie più deboli. Il patrimonio residenziale pubblico è una
ricchezza per il Paese, le nostre abitazioni sono state costruite con i
contributi privati versati dai lavoratori dipendenti e dai datori di
lavoro e costituiscono uno strumento per sviluppare una politica
abitativa rivolta alle esigenze dei cittadini. Per dare forza alle
nostre istanze e per rendere visibili e conosciuti i progetti condivisi
nel campo delle abitazioni sociali – conclude Cecchi - in questi ultimi
mesi abbiamo intensificato i rapporti con i rappresentanti del privato
sociale mentre con i sindacati dei lavoratori e dell’utenza abbiamo
gettato le basi di una rinnovata convergenza sugli obiettivi delle
politiche abitative e sulle iniziative comuni.”
Federcasa, nell’auspicare un confronto che dia il via ad interventi
concreti per superare l’emergenza abitativa, ha indirizzato un appello
al governo perché ritiri la propria proposta e a tutti i parlamentari
perché si oppongano all’emendamento presentato dal governo per la
dismissione del patrimonio pubblico.
[06.12.2005]