RELAZIONE PROGRAMMATICA AL BILANCIO DI PREVISIONE

ESERCIZIO 1999

 

Colleghi Consiglieri,

il bilancio di previsione che si sottopone alla Vostra approvazione, si riferisce ad un anno nel corso del quale si giocherà, forse in modo decisivo, il futuro degli Istituti Autonomi Case Popolari d’Italia, comunque denominati, e, perciò, anche quello del nostro Istituto che dovrà superare le incertezze normative gestionali e finanziarie che rendono molto confuso il panorama dell’intero sistema dell’Edilizia residenziale pubblica.

Prima, perciò, di passare all’esame delle specificità del nostro bilancio, credo sia opportuno, anche in questa occasione, affrontare i problemi generali, che incideranno sulla nostra attività e che presuppongono un’azione pubblica nazionale e regionale che definisca con chiarezza gli obiettivi, i livelli di responsabilità e gli strumenti finanziari efficaci per continuare a garantire una presenza positiva degli I.A.C.P. nel mercato della casa.

La prima considerazione di carattere generale è quella di stabilire se nel nostro Paese ci sia ancora bisogno di Edilizia residenziale pubblica, se, cioè, la politica della casa per la categorie meno abbienti rappresenti o meno una parte ancora consistente di difesa del cosiddetto stato sociale.

Sono convinto che la risposta a questa domanda non possa che essere positiva per una serie di motivi.

Innanzitutto va precisato che se è vero che l’Italia è il Paese in Europa che registra la più alta percentuale di case di proprietà (circa il 75%) è anche vero che che ci sono oltre 2 milioni di famiglie che in base al proprio reddito sono in grado di accedere al bene casa soltanto attraverso un alloggio popolare e ci sono circa 3 milioni di famiglie che, pur non rientrando nella fascia sociale dei cosiddetti "poveri" non riescono a sostenere comunque, le spese di un affitto sulla base dei prezzi praticati dal mercato libero.

Esistono poi altre questioni che rendono necessario salvaguardare ed anzi sviluppare l’Edilizia pubblica.
Sono quelle legate alla necessità di regolarizzare i flussi migratori per migliaia e migliaia di immigrati per i quali, occorrerà individuare soluzioni abitative adeguate, cosi come si renderà necessario, sempre più, fornire risposte altrettanto adeguate a larghe fasce di lavoratori che saranno costretti a spostarsi dai propri luoghi di residenza, soprattutto dal Sud al Nord, per cercare lavoro e per i quali, quindi, sarà necessario garantire il reperimento di alloggi in locazione a basso costo.

C’è, quindi, bisogno ancora per i prossimi anni di una incisiva azione pubblica che affronti e risolva i problemi in questione e che garantisca, perciò, una consistente presenza dei finanziamenti pubblici nel settore delle case.

Qual è, al riguardo, la situazione generale?

Va detto che essa non è sufficientemente chiara e definita né sul piano delle competenze né su quello finanziario e gestionale.

Recentemente è stato messo in atto un processo di trasferimento, con la legge Bassanini e con il relativo decreto attuativo 112, delle competenze in materia di E.R.P. dallo Stato alle Regioni ed alle Amministrazioni locali.

Tale trasferimento è però ancora non definito né sul piano delle competenze né su quello delle risorse finanziarie e rischia, perciò, concretamente, di destabilizzare un settore socialmente delicato e, ripeto, dagli equilibri molto precari.

Le competenze passate alle Regioni, senza un quadro di principi e finalità di carattere generale ed unitario, hanno determinato il sorgere di situazioni legislative regionali assai articolate nell’individuare le funzioni che devono essere mantenute a livello regionale e quelle da trasferire alle autonomie locali.

Alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, la Puglia, l’Abruzzo e la Toscana hanno già individuato le varie competenze ed hanno provveduto al riordino del settore dell’E.R.P. ma con obiettivi diversi.

C’è chi ha sciolto gli I.A.C.P. (come la Toscana) ed ha trasferito il patrimonio ai Comuni; c’è chi, come l’Abruzzo, ha trasformato gli I.A.C.P. in Enti pubblici economici, sul modello delle leggi regionali della Lombardia, del Veneto e della Liguria senza però modificarne l’assetto patrimoniale.
La Regione Lazio si sta accingendo ad approvare una legge generale di riordino, rimandando a leggi successive gli altri aspetti gestionali.

L’intervento, a tale proposito, molto insistente e pertinente dei Presidenti degli I.A.C.P. del Lazio ha convinto l’Assessorato all’Urbanistica a definire comunque sia il ruolo dei Comuni che quello degli I.A.C.P., ai quali viene riservata la gestione di tutto il patrimonio dell’Edilizia pubblica di propria pertinenza.

Seguiremo con particolare attenzione l’evolversi dei vari passaggi legislativi, sia in Commissione Consiliare che in aula per far si che sia salvaguardato ed anzi sviluppato il ruolo che devono e possono svolgere gli I.A.C.P. nel settore.

Accanto a questo quadro confuso di legislazione regionale si somma un’altrettanta grave confusione sul piano dell’individuazione alle risorse finanziarie.

Come è ormai noto da tempo, a partire dal 1 gennaio 1999 verrano a cessare i fondi ex Gescal che hanno rappresentato in tutti questi anni la parte prevalente di finanziamento dell’E.R.P..

A tutt’oggi non si conoscono né le intenzioni del Governo, né quelle delle Regioni, circa il reperimento dei fondi in sostituzione dell’ex GESCAL.

Non si sa ancora se il Governo, esaurite le ultime disponibilità derivanti dai fondi GESCAL intenda impegnare risorse su questo versante a carico della fiscalità generale o se invece delegherà alle Regioni tale compito, aggravando, senza certezze finanziarie, i già scarsi fondi regionali destinati all’edilizia pubblica.

È una partita ancora aperta, e che va comunque definita con urgenza immediata, così come occorre finalmente definire in modo chiaro il regime fiscale che si intende applicare all’edilizia sociale, soprattutto dopo la recente approvazione della legge sulle locazioni private che ha peraltro introdotto agevolazioni consistenti per l’edilizia privata in locazione.

Non è più tollerabile, infatti, soprattutto per l’incidenza che tale somme hanno sui bilanci degli Istituti ed anche sul nostro bilancio, che sull’edilizia pubblica gravino tasse e imposte (ICI ed IRPEG) così consistenti da incidere per circa il 50% sugli introiti derivanti dai canoni di locazione.

Sono temi generali, colleghi Consiglieri, quelli ai quali ho fatto riferimento che non potranno non ripercuotersi anche sull’attività dell’Istituto da noi amministrato e che presuppongono un diverso modo di gestire il patrimonio anche da parte nostra, soprattutto dalla struttura operativa che dovrà sempre più ripensare il proprio ruolo, anche in vista della ormai indilazionabile trasformazione degli I.A.C.P. in Enti economici in grado di pareggiare costi e ricavi.

Certo, per ottenere tali risultati, gli unici in grado di garantire nel futuro la sopravvivenza dell’Istituto, oltre al cambio di mentalità da parte degli operatori che dovranno essere più attenti alla produttività che ai pur legittimi ai " salti " di livello funzionale; occorreranno altri strumenti, quali una diversa e più adeguata politica dei canoni, che garantisca l’equilibrio gestionale; una lotta spietata alla morosità; una sempre più corretta gestione ordinaria; un monitoraggio costante con diversa regolamentazione degli interventi di manutenzione; una tempestività nell’esecuzione dei lavori che non possono durare anni ed anni come è regolarmente avvenuto nell’Istituto; una presenza diversa e più moderna nel settore edilizio, individuando altri campi di intervento, quali l’edilizia agevolata e convenzionata, l’edilizia sperimentale, i piani di sviluppo sostenibile, i contratti di quartiere; una definizione delle dimissioni di cui alla legge del ‘93.

Solo in tal modo si riuscirà a garantire la presenza dell’ I.A.C.P. come un tassello importante ed anzi essenziale della politica abitativa del nostro territorio.

Sul piano specifico del nostro bilancio di previsione per il 1999 desidero svolgere solo alcune riflessioni di carattere più squisitamente programmatico, rinviando, ovviamente alle relazioni tecniche gli aspetti contabili e finanziari.

Il 1999 vedrà impegnato il Consiglio di Amministrazione e l’intera struttura a definire in modo concreto alcune iniziative che sono state individuate nel corso del 1998 e che hanno avuto bisogno di un’intelligente e politica azione di ricognizione di elementi conoscitivi e di impostazioni operative a volte del tutto innovative. Il primo giudizio positivo è legato alla considerazione fondamentale che il bilancio di previsione è certamente costruito sulla base, finalmente, di dati attendibili e nel rispetto di corretti principi contabili.

L’anno prossimo saranno a regime assolutamente "credibile" le situazioni reddituali degli inquilini, con un quadro quasi completo anche delle situazioni di possesso di eventuali proprietà, causa di perdita del requisito di assegnatario.

A tale proposito, già, nel corso del 1998 si è proceduto ad un’opera di bonifica di molte situazioni di tal genere che hanno consentito di recuperare diversi alloggi popolari nell’intero territorio.

Si ha motivo di ritenere che nel 1999 tale opera di trasparenza e giustizia sostanziale consentirà il recupero di molti alloggi; tale risultato si è reso e si renderà possibile attraverso l’individuazione di nuove certificazioni richieste a tutti gli assegnatari che elimineranno la maggior parte delle "furbizie" che nel passato hanno permesso il sorgere ed il consolidarsi di situazioni di non perfetto rispetto delle norme, sia in sede di pagamento dei canoni, che delle morosità, che delle ospitalità più o meno fittizie.

In questo settore l’anno 1999 sarà certamente l’anno della svolta e collocherà l’Istituto in una situazione assai trasparente che occorrerà pubblicizzare nelle forme dovute ed opportune anche come segnale di allarme per tutti coloro che intendono continuare a godere, spesso illegittimamente, di un bene sociale come quello della casa pubblica, costruita e mantenuta con il sacrificio di tutti.

Il prossimo anno vedrà l’avvio dei nuovi cantieri finanziati con i fondi del quadriennio 1992 - 1995 e la consegna di numerosi alloggi a Rieti ed in Provincia, legati a programmi in piedi da diversi anni e per lo sblocco dei quali, durante il 1998, è stata compiuta opera continua di pressione sia sulle imprese costruttrici che sui direttori dei lavori per arrivare alla loro conclusione e, quindi, alla consegna degli alloggi, non solo per fornire risposte al bisogno di case ma anche per cominciare a riscuotere i canoni di locazione, fonte prevalente delle entrate dell’Istituto.

Impegni di notevole consistenza sono perciò di fronte al nostro Istituto nel prossimo anno, in tutti i settori di attività, da quello costruttivo e manutentivo a quello di una adeguata, tempestiva e trasparente gestione dell’inquilinato.

Un’attività che presuppone un dinamismo continuo ed un diverso approccio ai problemi da parte dell’attuale struttura, che va opportunamente rafforzata anche con la copertura di alcuni posti vacanti nella pianta organica recentemente approvata e con la sistemazione equa e funzionale di numerose storture esistenti ancora nel settore del personale, che si trascinano ormai da anni e che sono spesso causa del persistere di atteggiamenti non sempre adeguatamente collaborativi se non, addirittura, negativamente conflittuali.

Nessuna riforma del settore potrà portare ad un miglioramento del servizio erogato agli utenti, che restano, è bene ricordarlo sempre, il "mercato", che fornisce lavoro alla struttura e che, quindi, vanno rispettati e "serviti" nel miglior modo possibile, se non esiste spirito di collaborazione e se non ci si colloca in una diversa e più moderna visione del ruolo da svolgere da parte di tutti, dal Consiglio di Amministrazione, alla dirigenza, all’intero personale.

E’ con questo auspicio di un ulteriore impegno per migliorare sempre più l’immagine ed il rapporto con gli utenti che propongo l’approvazione del Bilancio di previsione per il 1999.

IL PRESIDENTE
Prof. Ettore Saletti